Come gli investitori si smarcano da Pegasus e Nso Group

Come gli investitori si smarcano da Pegasus e Nso Group

di Enrico Martial
Maretta tra soci e investitori di Novalpina, la società lussemburghese che controlla l’israeliana Nso Group al centro del caso Pegasus. L’articolo di Enrico Martial

Novalpina si scioglierà: è la società europea di investimenti, basata in Lussemburgo, che controlla Nso Group, l’azienda israeliana che ha inventato e distribuito il software di spionaggio Pegasus ad almeno una decina di Stati, attualmente al centro di uno scandalo internazionale per il profilo dei soggetti coinvolti e per gli obiettivi di intercettazione, da giornalisti a oppositori politici interni e esterni, a esponenti politici, tra cui diversi ministri, 13 capi di Stato, e anche figure interne in numerosi Paesi. Nso Group ha in varie occasioni negato queste circostanze.
Les Echos, il giornale economico francese che ne ha dato notizia il 28 luglio, indica che diverse Ong da almeno due anni mettevano pressione sulla società lussemburghese per le scelte adottate su spionaggio e diritti umani. Riferisce inoltre che in Novalpina vi sono investitori professionali, come il fondo americano TPG o alcuni fondi pensione, come Oregon Investment Council, l’Alaska Permanent Fund, o l’inglese South Yorkshire Pension Authority che, nel 2019, avevano aggiunto un miliardo di capitale in contemporanea all’acquisizione di Nso Group. Un conflitto si era intanto sviluppato tra le tre principali componenti di Novalpina, rappresentate da Stephen Peel, Stefan Kowski e Bastian Lueken, poi diventato pubblico con una causa in Lussemburgo, i cui contorni di massima era stati descritti dal Guardian a marzo 2021.

Sempre secondo Les Echos, il conflitto poteva risolversi a inizio anno con la cessione a una società veicolo, una Spac, per 2 miliardi, con la quotazione in borsa e con nuove attività di Nso Group, come l’intercettazione dei droni. Invece, al termine di una call durata tre ore nel corso del mese di luglio, le parti avrebbe deciso per lo scioglimento. Per il Financial Times, entro il 6 agosto dovrebbe essere stabilito come saranno gestite le quote di Novalpina e le sue partecipazioni, tra cui appunto Nso Group.
Secondo l’inchiesta del consorzio Forbidden Stories di 17 media globali (tra cui il Guardian, Le Monde, il Washington Post, Süddeutsche Zeitung, Die Zeit, Haaretz), almeno 50mila telefoni sono stati selezionati dal software Pegasus di Nso Group, appartenenti a giornalisti, avvocati, oppositori o responsabili politici ai più alti livelli in numerosi Paesi. La società israeliana Nso Group era cresciuta di molto nell’epoca di Benjamin Netanyahu, in mezzo ad almeno altre 700 imprese, spesso guidate da ex-militari, concentrate sulla cybersecurity, spionaggio e controspionaggio, che hanno dato vita anche ad altri prodotti, come Cellebrite, di accesso agli smartphone anche ultra-protetti, a sua volta oggetto di un attacco, di cui fu data notizia il 12 gennaio scorso.
Oltre ad Amnesty International che ha analizzato diversi telefoni, Le Monde ha raccontato che l’autorità e agenzia francese per la cybersicurezza (Anssi) ha confermato formalmente le tracce di Pegasus nel telefono di un giornalista di France 24, la televisione pubblica francese di informazione in continuo.
Tra i telefoni selezionati, vi sarebbero obiettivi di interesse per il Marocco (che ha smentito e avviato un procedimento giudiziario), fino a François de Rugy, ministro dell’Ambiente del governo di Edouard Philippe, e uno dei telefoni del presidente Emmanuel Macron, per il quale l’Eliseo conferma che vi sono analisi in corso, ma senza sbilanciarsi troppo. Tra gli altri Paesi che avrebbero utilizzato il software Pegasus si trovano l’Ungheria di Orban, l’India – che avrebbe tra l’altro fatto spiare le persone vicine al Dalai Lama – il Messico, il Kazakhistan, il Togo, oppure gli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero persino sorvegliato le principesse che volevano allontanarsi dal Paese.

Come gli investitori si smarcano da Pegasus e Nso Group