Cosa fanno Google, Ibm, Microsoft e non solo
sui computer quantistici

Cosa fanno Google, Ibm, Microsoft e non solo sui computer quantistici

di Giuseppe Gagliano

I computer quantistici sono ancora lontani, ma molte aziende stanno facendo progressi. Il punto di Giuseppe Gagliano

Potenti computer quantistici in grado di risolvere problemi di calcolo difficili (e forse minare gli algoritmi di crittografia di oggi) sono ancora lontani dall’essere realizzati, ma Google, IBM, Honeywell Quantum e Cambridge Quantum stanno facendo progressi e molti altri sforzi.
Microsoft è nella corsa quantistica dei supercomputer insieme a IonQ, Nvidia e molti altri: oltre 240 aziende infatti hanno attirato 8.512 miliardi di dollari in investimenti, secondo Constellation Research.
E c’è molto da fare: Accenture sta anche lavorando con IonQ per portare il calcolo quantistico a più aziende.
IBM ha lanciato il processore quantistico Eagle da 127 qubit questo mese. Ha battuto il computer quantistico a 72 qubit di Google, guidato dal suo campus Quantum AI in California e dal suo processore Sycamore.
Il calcolo quantistico, che sfida la classica logica informatica 0 e 1, potrebbe risolvere alcuni problemi che i computer classici semplicemente non riescono a gestire.
Ma siamo ancora all’inizio.
La realizzazione di questi computer cambierà radicalmente la crittografia portando alla creazione di una crittografia quantistica.
L’importanza di questi cambiamenti per la sicurezza nazionale è stata sottolineata proprio dal direttore dell’MI6 Richard Moore: ”I nostri avversari stanno versando denaro e ambizione nel padroneggiare l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica perché sanno che padroneggiare queste tecnologie darà loro la supremazia”.
• 12 Dicembre 2021

COMMENTO

Chiaro come il sole che i computer quantistici minano gli algoritmi di crittografia di oggi, compreso il famoso RSA a chiave pubblica e privata. Il fatto che 240 aziende abbiano avuto grossi investimenti non esclude che qualcuna arrivi a demolire tutta la crittografia esistente, per impossessarsi dei dati e dal punto di vista delle cripto valute impossessarsi di immense ricchezze in bitcoin a in altre cripto valute. Il fatto che ci sia in gara il Governo Cinese porta a preoccupazioni ulteriori.
Parlano di una fantomatica crittografia quantistica basata sulla intelligenza artificiale, ma per adesso è solo un altro tentativo di prendere grossi investimenti statali e privati.
La crittografia quantistica basata su intelligenza artificiale non esiste, non ne esistono le basi teoriche e certamente arriverà molto dopo dei quantum computer.

Noi abbiamo il nostro sistema di crittografia CRIPTEOS 3001 che è capace di resistere ai quantum computer più potenti, avendo due chiavi di 128 kilobyte.
La versione con tre chiavi di 40 megabyte che abbiamo realizzato per la nostra moneta digitale può essere facilmente estesa al prodotto di crittografia, dove si avrebbero 256 elevato alla 41.000 tentativi necessari per forzarlo con attacchi di forza bruta. Basta fare la operazione matematica e sottrarre dall’esponente il numero di tentativi che il quantum computer più veloce riesce a fare in un anno. Risultato: il numero di anni necessari al quantum computer per violare il nostro sistema. Una enormità.
CRIPTEOS 3001 è presente e funzionante come la nuova moneta digitale. Il software realizzato in java è stato ottimizzato con appositi software da noi brevettati che portano ad escludere ogni possibilità di errori e di bug. La velocità di codifica e decodifica è eccezionale.
Abbiamo lavorato 12 mila ore per raggiungere questi risultati. Adesso i vendors devono scegliere. O creare una alleanza contro il cyber-crime e riconoscere la validità dei nostri software brevettati o seguitare per la loro strada assumendosi la responsabilità di far vincere il Nemico. Non esiste una terza via.

Riguardo alla opinione che abbiamo solo grosse chiavi non tiene conto che noi abbiamo analizzato tutta la storia della crittografia e realizzato un sistema che risolve il problema della analisi delle frequenze, problema che violava i sistemi classici di crittografia.
Talvolta cose semplici vengono dimenticate, come la dinamo a manovella che alimentava le automobili dell’inizio del XX secolo, ma che poi è risultata utilissima per alimentare telefoni cellulari in Africa in zone in cui non c’è la corrente elettrica.
Prendendo il meglio del passato noi costruiamo il futuro.

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