Cybersecurity, nel 2022 il ransomware farà ancora paura

Cybersecurity, nel 2022 il ransomware farà ancora paura
3 Dicembre 2021 Nicoletta Pisanu

Il ransomware non passerà di moda nel 2022. Come evidenziato dalle indagini del Tüv Süd, il 2021 per i cyber criminali è stato un anno strategico, usato per riposizionarsi e migliorare le proprie competenze. La priorità è che aziende e istituzioni si adeguino di conseguenza.
Oggi, spiegano da TÜV SÜD , il ransomware viene commercializzato dai criminali informatici come un normale software, creando così un nuovo modello di business. In cambio del pagamento di una licenza, i criminali possono acquistare malware che includono persino servizi di supporto tecnico e questo mercato è destinato a crescere.
“Gli attacchi ransomware nel 2021, tra cui Kaseya, SolarWinds e Colonial Pipeline, hanno fatto scalpore e hanno reso evidente, una volta di più, l’importanza di integrare la cybersecurity nella cultura aziendale e di implementarla in tutta la supply chain”, ha commentato in una nota ufficiale Sudhir Ethiraj, Global Head of Cybersecurity Office (CSO) di TÜV SÜD.

Inoltre, il crimine informatico si è evoluto sotto forma di servizio e quindi i ransomware sono ora generalmente disponibili come “Cybercrime as a Service (CaaS)”
Lavorare sulla consapevolezza
Gli attacchi a grandi aziende e infrastrutture hanno dimostrato che le misure di cybersecurity adottate dall’industria in campi come l’IIoT sono in netto ritardo rispetto ai metodi usati dagli hacker.
In questo campo è nell’interesse dell’industria stessa aumentare la consapevolezza dei rischi e delle minacce e lavorare insieme per sviluppare standard che aiutino a migliorare la resilienza contro gli attacchi.

La cybersecurity sta anche giocando un ruolo sempre più centrale nelle decisioni di acquisto da parte dei consumatori che cercano dispositivi connessi come apparecchiature IoT, smartwatch e altri wearable.
Il caso della supply chain
Gli attacchi avvenuti nel passato, spiegano da Tüv Süd, hanno dimostrato che è necessaria una consapevolezza ancora maggiore delle minacce informatiche, in particolare durante le attività volte allo sviluppo di un software. La Charter of Trust, alleanza globale di cybersecurity di cui TÜV SÜD è un membro attivo, richiede che vi siano tutta una serie di standard condivisi per la sicurezza del software.
I produttori, per aumentare la sicurezza di tutta la catena, dovrebbero motivare i loro partner commerciali e fornitori aiutandoli a conformarsi alle nuove normative.
L’industria e i legislatori devono rispondere lavorando insieme per stabilire requisiti minimi armonizzati che forniscano una cybersecurity “di fabbrica”, la definiscono nella nota di TÜV SÜD, per prodotti e servizi attraverso le industrie e le tecnologie, così da consentire un rafforzamento del livello di sicurezza.

Il ruolo dell’AI

L’Intelligenza Artificiale e l’automazione aiutano le aziende a svolgere attività come l’ottimizzazione dei processi e l’analisi del traffico dei propri dati per individuare tempestivamente attacchi, fughe o furti di informazioni. Tuttavia, queste tecnologie sono affidabili solo quanto lo sono i loro algoritmi. Le aziende ele organizzazioni devono quindi essere molto prudenti quando entra in gioco la protezione di queste tecnologie.
Del resto, anche i criminali informatici stanno facendo un uso sempre maggiore dell'IA per i loro scopi. Gli standard fondamentali che affrontano la cybersecurity dell’IA possono sostenere la protezione delle infrastrutture e l’integrità dei dati, è la conclusione di TÜV SÜD.

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Nicoletta Pisanu
Giornalista, collabora da anni con testate nazionali e locali. Laureata in Linguaggi dei Media e in Scienze sociali applicate all’Università Cattolica di Milano, è specializzata in cronaca.

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